Regole di Dizione
Introduzione
Nella lingua italiana le Vocali vanno distinte fra:
- Vocali alfabetiche, in numero di CINQUE: a, e, i, o, u
- Vocali fonetiche, in numero di SETTE: a, è (aperta), é (chiusa), i, ò (aperta), ó (chiusa), u
Come si può notare nella categoria delle Vocali fonetiche sono annoverati due tipi di e e due tipi di o, è infatti su queste due vocali che incide la distinzione fonetica di pronuncia.
Altra distinzione necessaria per pronunciare correttamente le parole italiane è quella tra accento tonico e accento fonico.
L'accento tonico è la forza che viene data a una sillaba in particolare tra quelle che compongono la parola (Es.: tà-vo-lo, per-ché, tas-tiè-ra).
L'accento fonico indica la distinzione tra suoni aperti e chiusi per le vocali "e" ed "o".
Per indicare quali vocali vanno pronunciate aperte e quali chiuse si usano due tipi di accento fonico:
- Accento grave (è, ò): per indicare le vocali da pronunciare aperte (Es.: sèdia, pòdio)
- Accento acuto (é, ó): per indicare le vocali da pronunciare chiuse (Es.: perché, bórsa)
Regola Generale
Quando su una sillaba contenente una "e" o una "o" non cade l'accento tonico, la "e" o la "o" di quella sillaba si deve pronunciare sempre chiusa.
Esempi: tàvolo, lìbro, volànte, dìsco, bottìglia.
Nota bene: se su una "e" o su una "o" cade l'accento tonico, queste si possono pronunciare chiuse o aperte, a seconda delle regole che seguiranno.
Tutta la nostra attenzione sarà perciò d'ora in poi rivolta alle parole che contengono una sillaba con "e" o con "o" sulla quale cade l'accento tonico. In questo caso dovremo chiederci se la vocale "e" o "o" si deve pronunciare aperta o chiusa.
La è aperta
La "e" fonica aperta italiana (è) deriva spesso dalla "e" breve e dal dittongo "ae" del latino classico. Esempi:
- decem → dièci
- ferrum → fèrro
- laetus → lièto
- praesto → prèsto
La lettera "e" ha suono aperto nei seguenti casi:
1. Nel dittongo "-ie-"
- nei suffissi dei vocaboli di derivazione etnica (Es.: ateniése, pugliése, marsigliése, ecc.),
- nei suffissi dei diminutivi in "-ietto" (Es.: magliétta, fogliétto, vecchiétto, ecc.),
- nei suffissi dei sostantivi in "-iezza" (Es.: ampiézza),
- nei vocaboli chiérico e bigliétto.
2. Quand'è seguita da vocale
- nella desinenza "-ei" del passato remoto (Es.: credéi, ecc.),
- nelle preposizioni articolate (Es.: déi, péi, néi, ecc.),
- nell'aggettivo dimostrativo quéi.
3. Quand'è seguita da una consonante dopo la quale vengono due vocali
- quando è seguita dalle sillabe "-gui-", "-gua-", "-guo-" (Es.: diléguo, perséguo, séguito, trégua, ecc.),
- nei vocaboli frégio, sfrégio.
4. Nei vocaboli di origine straniera che terminano con una consonante
5. Nei vocaboli tronchi di origine straniera
6. Nelle desinenze del condizionale in "-ei", "-ebbe", "-ebbero"
7. Nelle terminazioni in "-eda", "-ede", "-edo", "-edi"
- nelle forme verbali di crédere e vedére (Es.: crédo, védo, crédi, védi, ecc.),
- nelle forme verbali derivate dalle precedenti (Es.: provvédo, ricrédo, miscrédo, ravvédo, intravédo, rivédo, ecc.),
- nel vocabolo féde.
8. Nelle terminazioni in "-eca", "-eco", "-eche", "-echi"
Comprende anche i nomi di popolo terminanti in "-eco".
9. Nei suffissi in "-edine"
10. Nelle terminazioni in "-ello", "-ella"
Spesso usate anche come suffissi di diminutivi e vezzeggiativi.
- nelle preposizioni articolate (Es.: dél, déllo, délla, déi, dégli, délle, nél, nélla, ecc.),
- negli aggettivi dimostrativi (Es.: quél, quéllo, quélla, quéi, quélle, ecc.),
- nei vocaboli stélla e capéllo.
11. Nei suffissi di sostantivi in "-emo", "-ema", "-eno", "-ena"
12. Nelle terminazioni in "-enda", "-endo" e in tutte le desinenze del gerundio
- nei verbi scéndo e véndo.
13. Nelle desinenze dell'infinito in "-endere"
- nei verbi scéndere e véndere.
14. Nei suffissi di sostantivi e aggettivi derivati dai numerali in "-enne"
15. Nei suffissi di sostantivi e aggettivi derivati dai numerali in "-ennio"
16. Nei suffissi di nomi etnici in "-eno"
17. Nelle terminazioni in "-ensa", "-ense", "-enso"
18. Nelle terminazioni in "-enta", "-ente", "-ento", "-enti" comprese tutte le desinenze del participio presente in "-ente"
- tutti gli avverbi in "-mente" (Es.: abilménte, benevolménte, incessanteménte, correttaménte, generalménte, scioccaménte, duraménte, simpaticaménte, facilménte, inopinataménte, assurdaménte, esattaménte)
- nei vocaboli vénti (numero), trénta
- nei vocaboli in "-mento", "-mente", "-menta", "-menti" (Es.: laménto, paviménto, moménti, torménto, ménta, seménte)
19. Nelle terminazioni in "-enza"
20. Nelle terminazioni in "-erbo", "-erba"
21. Nelle terminazioni in "-erbia"
22. Nelle terminazioni in "-erio", "-eria"
23. Nelle terminazioni in "-erno", "-erna"
- nel vocabolo schérno.
24. Nelle terminazioni in "-erro", "-erra"
25. Nelle terminazioni in "-erso", "-ersa"
26. Nelle terminazioni in "-erto", "-erta", "-erte"
- nei vocaboli érta (salita), érto (scosceso),
- nell'espressione "all'érta".
27. Nelle terminazioni in "-ervo", "-erva"
28. Nelle terminazioni in "-ervia"
29. Nei suffissi dei superlativi in "-errimo" e dei numerali ordinali in "-esimo"
30. Nelle terminazioni in "-estre", "-estra", "-estro", "-estri"
31. Nelle desinenze del passato remoto in "-etti", "-ette", "-ettero"
32. Nei vocaboli terminanti in "-ezio", "-ezia"
La é chiusa
La "e" fonica chiusa italiana (é) deriva spesso dalla "e" lunga e dalla "i" breve del latino classico. Esempi:
- cera → céra
- semen → séme
- vitrum → vétro
- capillus → capéllo
La lettera "e" ha suono chiuso nei seguenti casi:
1. Nei monosillabi atoni
- il vocabolo rè (nota musicale).
2. Nei suffissi di avverbi in "-mente"
3. Nelle terminazioni in "-mento" e "-menta"
- le voci del verbo mentire: io mènto, tu mènti, egli mènte, che tu mènta, ecc.
4. Nei vocaboli tronchi in "-ché"
5. Nelle terminazioni in "-eccio", "-eccia"
6. Nei sostantivi con terminazione in "-efice"
7. Nei suffissi di sostantivi e verbi in "-eggio", "-eggia", "-egge", "-eggi"
- I vocaboli: èggia, sèggio, pèggio
- le forme del verbo lèggere: tu lèggi, egli lègge
8. Nei suffissi di aggettivi in "-esco"
9. Nelle terminazioni in "-ese", "-esa", "-eso", "-esi"
- nei vocaboli nei quali la "e" fonica forma dittongo con la "i" (Es.: chièsa)
- nei vocaboli blèso, obèso, tèsi (sostantivo), catechèsi, esegèsi
10. Nei suffissi di sostantivi in "-esimo"
- nel vocabolo infinitèsimo
11. Nei suffissi di sostantivi femminili in "-essa"
12. Nei suffissi di sostantivi collettivi in "-eto", "-eta"
13. Nei suffissi di sostantivi e aggettivi diminutivi e collettivi in "-etto", "-etta"
14. Nelle terminazioni in "-eguo", "-egua"
15. Nei suffissi di aggettivi che al singolare terminano in "-evole"
16. Nei suffissi di sostantivi in "-ezza"
- nel vocabolo mèzza
17. Nelle preposizioni articolate
18. Nei pronomi personali
19. Negli aggettivi dimostrativi
20. Nelle desinenze del Passato Remoto in "-ei", "-esti", "-e", "-emmo", "-este", "-ettero"
21. Nelle desinenze del Futuro in "-remo", "-rete"
22. Nelle desinenze dell'Infinito della seconda coniugazione
23. Nelle desinenze del Congiuntivo Imperfetto in "-essi", "-esse", "-essimo", "-este", "-essero"
24. Nelle desinenze del Condizionale Presente in "-resti", "-remmo", "-reste"
25. Nelle desinenze dell'Indicativo Presente e dell'Imperativo in "-ete"
26. Nelle desinenze dell'Indicativo Imperfetto in "-evo", "-eva", "-evano"
La ò aperta
La "o" fonica aperta italiana (ò) deriva spesso dalla "o" breve e dal dittongo "au" del latino classico. Esempi:
- focus → fuòco
- locus → luògo
- aurum → òro
- paucus → pòco
La lettera "o" ha suono aperto nei seguenti casi:
1. Nel dittongo "-uo-"
- quando il dittongo fa parte dei suffissi di sostantivi in "-uosa", "-uoso" (Es.: affettuóso, sinuóso, flessuósa, lussuósa, fruttuóso, acquósa, ecc.),
- nei vocaboli liquóre, languóre.
2. Nei vocaboli tronchi terminanti in "-ò" comprese le forme verbali del futuro e del passato remoto
3. Nei vocaboli in cui la "o" sia seguita da una consonante dopo la quale vengono due vocali
- nel vocabolo incrócio.
4. Nelle terminazioni in "-orio", "-oria"
5. Nei vocaboli di origine straniera entrati a far parte del linguaggio comune
6. Nelle terminazioni in "-occio", "-occia"
- nei vocaboli dóccia e góccia.
7. Nelle terminazioni in "-odo", "-oda", "-ode"
- nel verbo ródere e nei suoi composti (Es.: ródo, eródo, corródo, ecc.),
- nel vocabolo códa.
8. Nelle terminazioni in "-oge", "-ogia", "-ogio", "-oggia", "-oggio", "-oggi"
9. Nei suffissi di sostantivi e aggettivi in "-oide"
10. Nei suffissi di sostantivi in "-olo", "-ola"
- nei vocaboli sólo, vólo,
- nelle voci del verbo colare e i suoi derivati (Es.: cólo, scólo, ecc.).
11. Nelle terminazioni in "-osi", "-osio" in sostantivi usati in campo scientifico e medico
12. Nei suffissi di sostantivi e aggettivi in "-otto" e in generale nelle terminazioni in "-otto", "-otta"
- nei verbi derivati dal latino "ducere" (Es.: indótto, condótto, ridótto, tradótto, ecc.),
- nei vocaboli ghiótto, rótto, sótto.
13. Nei suffissi di sostantivi in "-ottola", "-ottolo"
14. Nei suffissi di sostantivi in "-ozzo", "-ozza"
- nei vocaboli gózzo, pózzo, singhiózzo, rózzo, sózzo.
15. Nelle terminazioni in "-olgia", "-orgia"
16. Nelle desinenze "-olsi", "-olse", "-olsero" del Passato Remoto
17. Nel Participio Passato in "-osso"
18. Nei suffissi di derivazione greca: "-ologo", "-ogico", "-ografo", "-omico"
La ó chiusa
La "o" fonica chiusa italiana (ó) deriva spesso dalla "o" lunga e dalla "u" breve del latino classico. Esempi:
- nomen → nóme
- cognosco → conósco
- fuga → fóga
- supra → sópra
La lettera "o" ha suono chiuso nei seguenti casi:
1. Nei monosillabi che terminano con consonante
- nei vocaboli sòl (nota musicale) e dòn.
2. Nelle terminazioni in "-oce"
- nei casi in cui la "o" sia preceduta dalla vocale "u" formando il dittongo "-uo-" (Es.: nuòce, cuòce, ecc.),
- nel vocabolo precòce.
3. Nelle terminazioni in "-ogno", "-ogna"
4. Nei suffissi di aggettivi in "-ognolo"
5. Nelle terminazioni in "-one"
6. Nelle terminazioni in "-zione"
7. Nei suffissi di sostantivi e aggettivi in "-oio", "-oia"
- nei vocaboli sòia e salamòia.
8. Nelle terminazioni in "-ondo", "-onda"
9. Nelle terminazioni in "-onto", "-onte", "-onta"
10. Nei suffissi di sostantivi in "-onzolo"
11. Nelle terminazioni in "-ore", "-ora"
- nei casi in cui la "o" sia preceduta dalla vocale "u" formando il dittongo "-uo-" (Es.: nuòra, cuòre, ecc.).
12. Nelle terminazioni in "-orno", "-orna"
- nei vocaboli còrno, còrna, pòrno.
13. Nei suffissi di sostantivi e aggettivi in "-oso", "-osa"
- nei vocaboli ròsa (fiore e colore), còsa, a iòsa, spòsa.
14. Nei pronomi personali
Le Consonanti S e Z
Una distinzione simile a quella fatta per le vocali è anche individuabile per le Consonanti Sibilanti Dentali che sono la "S" e la "Z".
Pertanto avremo:
- Consonanti sibilanti dentali alfabetiche, in numero di DUE: "S", "Z"
- Consonanti sibilanti dentali fonetiche, in numero di QUATTRO: "S" aspra (o sorda), "S" dolce (o sonora), "Z" aspra (o sorda), "Z" dolce (o sonora)
La pronuncia fonetica di queste consonanti sarà:
- "S" sorda o aspra, come nelle parole sole, rosso, cascare
- "S" sonora o dolce, come nelle parole rosa, asilo, vaso
- "Z" sorda o aspra, come nelle parole zucchero, bellezza, stanza
- "Z" sonora o dolce, come nelle parole zanzara, azalea, dozzina
La S aspra o sorda
La "S" aspra o sorda italiana è quella usata per pronunciare il vocabolo sale e si presenta nei seguenti casi:
1. Quando si trova in principio di vocabolo ed è seguita da vocale
2. Quando è iniziale del secondo componente di un vocabolo composto
3. Quando è doppia
4. Quando è preceduta da consonante
- nei vocaboli con prefisso "trans-" (Es.: transalpino, transatlantico, transigere, transitare, translucido, transoceanico).
5. Quando è seguita dalle consonanti cosiddette sorde "c", "f", "p", "q", "t"
La S dolce o sonora
La "s" dolce o sonora italiana è quella usata per pronunciare il vocabolo asma e si presenta nei seguenti casi:
1. Quando si trova tra due vocali
- In alcuni vocaboli come preside, presidente, trasecolare, disegno. Questi vocaboli, in realtà, sono vocaboli composti anche se questa caratteristica non è immediatamente evidente.
2. Quando è seguita dalle consonanti cosiddette sonore "b", "d", "g", "l", "m", "n", "r", "v"
La Z aspra o sorda
La "Z" aspra o sorda italiana è quella usata per pronunciare il vocabolo calza e deriva spesso dalla "-ti-" seguita da vocale del latino classico.
La si può riconoscere anche perché durante la sua pronuncia non viene emessa voce e non vibrano le corde vocali, per questo viene definita "sorda". Esempi:
- pretium → prezzo
- tertium → terzo
- facetia → facezia
La lettera "Z" ha suono aspro o sordo nei seguenti casi:
1. Quando è preceduta dalla lettera "L"
- nei vocaboli elzeviro e belzebù.
2. Quando è lettera iniziale di un vocabolo e la seconda sillaba inizia con una delle consonanti cosiddette mute "c", "f", "p", "q", "t"
- nei vocaboli zaffiro, zefiro, zotico, zeta, zafferano, Zacinto.
3. Quando è seguita dalla vocale "i" seguita a sua volta da un'altra vocale
- nel vocabolo azienda,
- in tutti quei vocaboli derivati da altri vocaboli che seguono la regola della zeta dolce o sonora (Es.: romanziere che deriva da romanzo, ecc.).
4. Nei vocaboli con terminazioni in "-ezza", "-ozza", "-uzzo"
- nel vocabolo brezza.
5. Nelle desinenze dell'infinito in "-azzare"
6. Nei suffissi in "-anza", "-enza"
7. Nei suffissi in "-onzolo"
La Z dolce o sonora
La "Z" dolce o sonora italiana è quella usata per pronunciare il vocabolo zero e deriva spesso dalla "-di-" seguita da vocale del latino classico.
La si può riconoscere anche perché durante la sua pronuncia viene emessa voce e quindi vibrano le corde vocali, per questo viene definita "sonora". Esempi:
- prandium → pranzo
- radius → razzo
La lettera "Z" ha suono dolce o sonoro nei seguenti casi:
1. Nei suffissi dei verbi in "-izzare"
2. Quando è lettera iniziale di un vocabolo ed è seguita da due vocali
- nel vocabolo zio e suoi derivati che rientrano nella regola della zeta aspra o sorda perché presentano la vocale "i" seguita da un'altra vocale.
3. Quando è lettera iniziale di un vocabolo e la seconda sillaba inizia con una delle consonanti cosiddette sonore "b", "d", "g", "l", "m", "n", "r", "v"
- nei vocaboli zanna e zazzera,
- nel vocabolo zigano perché in realtà deriva dal termine caucasico "tzigan".
4. Quando è semplice in mezzo a due vocali semplici
- nel vocabolo nazismo.
Il Rafforzamento
La regola del rafforzamento sintattico, in genere ignorata (al nord) o malamente utilizzata (al sud), impone di pronunciare alcune consonanti semplici, poste ad inizio di parola, come se fossero doppie.
Questo raddoppiamento pronunciato, e non scritto, deve essere effettuato nei seguenti casi:
1. Dopo tutte le parole polisillabe tronche
2. Dopo i monosillabi accentati o tonici né, già, qua, là, fa, più, sì, ma, sa, fra, se, a, e, o, ecc.
3. Dopo la forma è del verbo essere
I numeri, i mesi, i giorni
I numeri cardinali
| ùno | sèi | ùndici | sédici | trénta |
| dùe | sètte | dódici | diciassètte | — |
| tré | òtto | trédici | diciòtto | cènto |
| quàttro | nòve | quattórdici | diciannòve | — |
| cìnque | dièci | quìndici | vénti | milióne |
I numeri ordinali
| prìmo | sèsto | undicèsimo | sedicèsimo |
| secóndo | sèttimo | dodicèsimo | diciassettèsimo |
| tèrzo | ottàvo | tredicèsimo | diciottèsimo |
| quàrto | nòno | quattordicèsimo | diciannovèsimo |
| quìnto | dècimo | quindicèsimo | ventèsimo |
I mesi dell'anno
| gennàio | febbràio | màrzo | aprìle |
| màggio | giùgno | lùglio | agósto |
| settèmbre | ottóbre | novèmbre | dicèmbre |
I giorni della settimana
| lunedì | martedì | mercoledì | giovedì | venerdì | sàbato | doménica |
I Nomi Propri
I nomi propri non seguono le regole esposte precedentemente. Occorre quindi conoscerne l'esatta pronuncia imparando a memoria quelli più comuni.
Eccone un elenco:
- Abèle, Adèlchi, Adèle, Adòlfo, Adóne, Albèrto, Agnèse, Alèssio, Alfrédo, Alighièro, Ambrògio, Amedèo, Amèlia, Amlèto, Anaclèto, Andrèa, Angèlica, Antònio, Antonèllo, Ansèlmo, Arnòldo, Auròra
- Benedétto, Bèrta, Bòris
- Carlòtta, Carmèlo, Celèste, Césare, Clèlia, Clemènte, Cornèlio, Còsimo, Cristòforo
- Danièle, Demètrio, Desidèrio, Diègo, Doménico, Dòra, Donatèlla
- Èbe, Edmóndo, Ègle, Èlena, Eleonòra, Elèttra, Èlio, Elisabètta, Elisèo, Élsa, Emanuèle, Èmma, Ènnio, Ènzo, Ernèsto, Èster, Èttore, Eugènio, Eusèbio, Èva
- Fedéle, Fedòra, Filibèrto, Fiorènzo, Francésco, Fulgènzio
- Gabrièle, Gabrièlla, Galilèo, Gaudènzio, Gastóne, Gèmma, Genèsio, Genovèffa, Gilbèrto, Ginévra, Gigliòla, Giórgio, Giosuè, Giròlamo, Gisèlla, Giusèppe, Goffrédo, Gregòrio, Gualtièro, Guglièlmo
- Innocènzo, Irène, Isabèlla, Isòtta, Ippòlito
- Leopòldo, Lambèrto, Lorènzo
- Maddalèna, Marcèllo, Mattèo, Michèle, Milèna, Mirèlla, Mònica
- Nicòla, Nòra, Nòrma
- Ofèlia, Olivièro, Òlga, Omèro, Orèste, Ornèlla, Órsola, Òscar, Otèllo
- Perpètua, Piètro, Pompèo
- Rachèle, Raffaèle, Raimóndo, Rebècca, Rèmo, Robèrto, Romèo, Ròcco, Ròmolo, Ròsa, Ruggèro
- Salvatóre, Secóndo, Sèrgio, Sèsto, Sèttimo, Sevèro, Silvèstro, Simóne, Simonétta, Stéfano, Sònia
- Taddèo, Telèmaco, Teodòro, Terènzio, Terèsa, Tesèo
- Umbèrto
- Valèrio, Verònica, Vincènzo, Vittòrio
Gli omonimi
Nella lingua italiana si presentano casi di omonimie che si differenziano nel loro significato proprio in ragione del diverso tipo di accento fonico che le caratterizza, sebbene, per altro, tale accento non sia mai segnalato dalla grafica.
Nelle due tabelle seguenti sono elencati quei casi nei quali occorre prestare particolare attenzione al fine di evitare ambiguità e malintesi.
| Vocale è aperta | Vocale é chiusa |
|---|---|
| Accètta (verbo e aggettivo) | Accétta (scure) |
| Affètto (sentimento, colpito da malanno) | Affétto (verbo affettare) |
| Arèna (circo, anfiteatro) | Aréna (sabbia) |
| Collèga (compagno) | Colléga (verbo collegare) |
| Corrèsse (verbo correggere) | Corrésse (verbo correre) |
| Crèdo (preghiera e sostantivo) | Crédo (verbo credere) |
| Crèta (isola del mediterraneo) | Créta (argilla) |
| Èsca (verbo uscire) | Ésca (cibo, richiamo per pesci) |
| Èsse (lettera dell'alfabeto) | Ésse (pronome) |
| Lègge (verbo leggere) | Légge (norma) |
| Mènto (verbo mentire) | Ménto (parte del viso) |
| Mèsse (raccolto) | Mésse (funzioni religiose) |
| Nèi (macchie della pelle) | Néi (preposizione articolata) |
| Pèsca (frutto) | Pésca (verbo pescare) |
| Pèste (malattia) | Péste (tracce, orme) |
| Rè (nota musicale) | Ré (monarca, regnante) |
| Tè (bevanda) | Té (pronome) |
| Tèlo (dardo, freccia) | Télo (tessuto) |
| Tèma (argomento, componimento) | Téma (verbo temere e sostantivo) |
| Vènti (plurale di vento) | Vénti (numero) |
| Vocale ò aperta | Vocale ó chiusa |
|---|---|
| Accòrsi (verbo accorgere) | Accórsi (verbo accorrere) |
| Bòtte (percosse) | Bótte (recipiente per vini) |
| Còlto (verbo cogliere) | Cólto (istruito, coltivato) |
| Còppa (tazza) | Cóppa (parte del collo) |
| Còrso (abitante della Corsica) | Córso (sostantivo e verbo correre) |
| Fòro (tribunale, piazza) | Fóro (buco passante) |
| Fòsse (buche) | Fósse (verbo essere) |
| Indòtto (non dotto, ignorante) | Indótto (verbo indurre) |
| Pòrsi (verbo porgere) | Pórsi (verbo porre) |
| Pòsta (ufficio postale, somma in gioco) | Pósta (verbo porre) |
| Ròcca (fortezza) | Rócca (conocchia del filatoio) |
| Ròsa (fiore) | Rósa (verbo rodere) |
| Scòpo (fine, obiettivo) | Scópo (verbo scopare) |
| Scòrsi (verbo scorgere) | Scórsi (verbo scorrere) |
| Sòrta (specie) | Sórta (verbo sorgere) |
| Tòcco (pezzo, berretto) | Tócco (sostantivo e verbo toccare) |
| Tòrre (verbo togliere) | Tórre (edificio) |
| Tòrta (verbo torcere) | Tórta (dolce) |
| Vòlto (verbo volgere) | Vólto (viso) |
| Vòlgo (verbo volgere) | Vólgo (plebe, popolo) |
| Vòto (vuoto) | Vóto (proponimento, desiderio, scelta) |
Riassunto sui tempi dei verbi
I verbi ausiliari (essere e avere)
| Modo/Tempo | Verbo essere | Verbo avere |
|---|---|---|
| Indicativo/Presente | sóno, sèi, è, siète, sóno | hò, avéte |
| Indicativo/Imperfetto | èro, èri, èra, èrano | avévo, avévi, avéva, avévano |
| Indicativo/Futuro semplice | sarò, sarémo, saréte | avrò, avrémo, avréte |
| Indicativo/Passato remoto | fósti, fóste | èbbi, avésti, èbbe, avémmo, avéste, èbbero |
| Condizionale/Presente | sarèi, sarésti, sarèbbe, sarémmo, saréste, sarèbbero | avrèi, avrésti, avrèbbe, avrémmo, avréste, avrèbbero |
| Congiuntivo/Imperfetto | fóssi, fósse, fóssimo, fóste, fóssero | avéssi, avésse, avéste, avéssero |
| Participio/Presente | — | avènte |
| Gerundio/Presente | essèndo | avèndo |
Le principali desinenze dei verbi non ausiliari
| Modo/Tempo | Singolare | Plurale | ||||
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1^ pers. | 2^ pers. | 3^ pers. | 1^ pers. | 2^ pers. | 3^ pers. | |
| Indicativo/Presente | — | — | — | — | -éte | — |
| Indicativo/Imperfetto | -évo | -évi | -éva | — | — | -évano |
| Indicativo/Futuro semplice | -ò | — | — | -émo | -éte | — |
| Indicativo/Passato remoto | -éci | — | -éce | — | — | -écero |
| -éi | -ésti | -é | -émmo | -éste | -érono | |
| -élsi | — | -élse | — | — | -élsero | |
| -énni | — | -énne | — | — | -énnero | |
| -érsi | — | -érse | — | — | -érsero | |
| -ési | — | -ése | — | — | -ésero | |
| -éssi | — | -ésse | — | — | -éssero |